Valori Cultura e Sociale • 17 October 2007

La Sfida al '68, la Sfida del Sapere (10/2007)

L’Associazione Italia Protagonista dedica al quarantennale del ’68 un ciclo di incontri-dibattito, “Sfida al ‘68”, che affronteranno alcuni temi nevralgici per il Paese, che sono stati, almeno in Italia, fortemente condizionati dalla cosi detta “cultura sessantottina”. Il primo di questi temi riguarda la sfida del Sapere. La conoscenza, infatti, è una grande opportunità: la formazione universitaria e la ricerca scientifica avranno infatti sempre più un ruolo decisivo nei processi di innovazione tecnologica, e di crescita dell’economia di un Paese. È urgente quindi che l’Europa, culla di quella complicata realtà storica venuta alla luce nel XVII secolo che chiamiamo oggi “scienza moderna”, si assuma il compito di ricomporre il quadro delle opportunità nella società della conoscenza. L’obiettivo è quello di lanciare l’idea di un sistema universitario che va rivistotrasversalmente” non tanto nell’ordinaria amministrazione (che difficilmente potrà cambiare con un ennesimo Decreto o Disegno di Legge), ma negli obiettivi e nel percorso da seguire per raggiungerli concretamente. Risollevando il proprio sistema accademico dall’oblio in cui è caduto, l’Italia potrà tornare ad assumere un ruolo di guida in questi settori e vincere la sfida del Sapere, contribuendo al rilancio di quell’Europa che – come sancito con il programma di Lisbona 2000 - intende assumere la leadership della società della conoscenza per costruire l'economia più competitiva e dinamica del mondo. Il nostro Continente, infatti, nonostante abbia alle spalle una tradizione unica ed un importante presente, mostra di avere serie difficoltà a realizzare questo obiettivo: i motivi strutturali sono essenzialmente riconducibili alla frammentazione delle politiche dei Paesi europei per la formazione universitaria e la ricerca scientifica, ed agli scarsi investimenti in questi due settori strategici, che sussistono anche in questo periodo storico in cui sono paradossalmente al potere quei ’68-ini che ponevano la cultura al centro della loro azione politica. Forse è esagerato parlare di declino dell’Europa della conoscenza, e certo però che il resto del mondo corre e l’Unione europea fatica a tenergli dietro, con l’Italia che, purtroppo, gioca il ruolo di fanalino di coda. Stiamo contribuendo ad affrontare in modo equilibrato gli aspetti tecnici settoriali, così profondamente riformati negli ultimi anni, con un linguaggio non ideologico che consente di evidenziare però gli effetti negativi sull’Accademia italiana determinati anche dalle logiche culturali sessantottine. Dal’68, quando fu imposto a furor di popolo il passaggio da un sistema accademico elitario ad un sistema di massa, i settori dell’Università e della Ricerca sono sottoposti a continue riforme, che rendono impossibile governare i processi, combattere gli sprechi, evitare la parcellazione dei corsi e delle Facoltà, migliorare la qualità della didattica ed i risultati della ricerca, se non in alcuni rari centri di eccellenza. Il danno per il Paese è enorme: è necessario costruire una nuova piattaforma socioculturale - trasversale e condivisa - che consenta al sistema universitario di lavorare con maggiore serenità ed equilibrio. Insomma, l’Università italiana deve innovarsi, deve modificare i propri sistemi di Governance interna (rafforzando il concetto di autonomia-responsabile), deve lavorare in modo sinergico e coordinato con le aziende per generare un processo integrato di formazione-ricerca- produzione, deve superare l’attuale configurazione del valore legale del titolo di studio anche per creare un ranking rispetto al valore dei risultati della formazione e della ricerca. Solamente, così, a 40 anni dal ’68 il sistema universitario potrà rispondere concretamente ai continui mutamenti di un’economia e di una società entrambe globalizzate, alle esigenze di sviluppo del Paese e di ampliamento della capacità di trasferimento tecnologico, alla necessità di preparare adeguatamente i nostri giovani a competere in un mercato del lavoro iper-concorrenziale e dinamico, alla circolazione dei "cervelli" e alla mobilità degli studenti. Siamo convinti che la formazione universitaria, la ricerca scientifica e l’innovazione sono “patrimonio comune del Paese” e non di uno schieramento politico e che tutte le forze politiche dovranno impegnarsi per favorire il recupero di quei principi della responsabilità, dell’impegno e del merito e soprattutto del “ruolo”, che la così detta cultura del ‘’68 aveva rigettato. Altrimenti nessun processo riformatore potrà produrre risultati concreti e positivi per il nostro Paese.

Info GP