Le proteste studentesche: intervista al nuovo responsabile di Azione Universitaria Tor Vergata (11/2008)
Intervista ad Andrea Barchetta, responsabile di Azione Universitaria Tor Vergata
1 - Nell'ultimo periodo stiamo assistendo ad un grande movimento da parte degli studenti attraverso scioperi, manifestazioni, occupazioni di università: qual'è la posizione di Azione Universitaria?
I giornali ci hanno appellato come maggioranza silenziosa, ma non per questo le nostre menti sono prive di idee, sentimenti, passioni. Da studenti, consci di essere parte integrante di una società già abbastanza in difficoltà, non ce la sentiamo di mandare in tilt le città, non è nel nostro stile far perdere il treno ad una signora che corre a casa dai propri figli dopo una giornata di lavoro, non è nel nostro Dna auto-convincerci di lottare per una giusta causa e ledere allo stesso tempo i diritti altrui (soprattutto il diritto allo studio).
Il nostro “silenzio” è quello della maggior parte degli studenti che preferiscono restarsene a casa piuttosto che rischiare di essere linciati dai collettivi studenteschi di sinistra, ma anche quello di chi ogni giorno organizza assemblee, volantinaggi e manifestazioni per comunicare al mondo che un’altra Università è possibile, senza urlare, senza alzare i toni e soprattutto senza i vertici del sistema che si vorrebbe abbattere al comando.
2 - Gli articoli 16, 66, 69 della legge Finanziaria n. 133/2008 riguardano l'università: non pensi vadano ad aggravare una situazione dei nostri atenei che è già di profonda crisi? Secondo te ci sono stati dei segnali di apertura da parte del Governo dopo le proteste condotte non soltanto dai docenti e dagli studenti delle università e delle scuole?
Per quanto riguarda le Fondazioni; gli atenei hanno la possibilità (NON L'OBBLIGO) di trasformarsi in fondazioni di diritto privato se votate a maggioranza assoluta dal Senato Accademico. L’eventuale trasformazione è esente da tasse e imposte. La fondazione subentra nei rapporti attivi e passivi in capo agli Atenei. In entrambi i casi le Università continueranno ad ottenere il finanziamento pubblico. Quindi noi di Azione Universitaria non vediamo come questo possa ledere il nostro diritto allo studio.
Inoltre come Azione Universitaria abbiamo ottenuto in queste settimane importanti concessioni contenute nel decreto 180 approvato in CDM il 6 novembre.Oltre ai 200 milioni per borse di studio e alloggi per studenti fuori sede, si è inaugurata una stagione che inizia a prevedere tre criteri per noi fondamentali: distinzione tra atenei virtuosi e spreconi, maggiore spazio per igiovani nella carriera accademica, più trasparenza nei concorsi.
Quindi a scendere in piazza contro queste norme sono solo alcune sigle che di fatto difenderanno la mala università. Ad oggi esistono degli organismi come il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari che permettono di confrontarsi sui temi dell'Università direttamente con il Ministro. Perchè non approfittare di queste opportunità per esprimere critiche costruttive, e allora perchè i Collettivi non hanno voluto confrontarsi ma hanno preferito manifestare in piazza???
La strada è lunga il decreto 180 è solo un buon inizio. Vogliamo anche che i prof. timbrino il cartellino nelle ore di didattica frontale e di ricevimento, che i fondi alla ricerca siano strettamente legati alle pubblicazioni sulle riviste internazionali, che l'avanzamento di carriera sia legato al merito, che gli studenti possano giudicare la qualità dei professori e che chi spreca i soldi destinati alla cultura e all'istruzione ne risponda personalmente.
3 - Azione Universitaria è un movimento vicino ad Azione Giovani, organo giovanile di Alleanza Nazionale il cui presidente è l' attuale ministro delle politiche giovanili Giorgia Meloni: non potrebbe sembrare che Azione Universitaria sia influenzata da dinamiche politiche non inerenti ad una difesa apartitica degli studenti?
Azione Universitaria è prima di tutto un movimento studentesco e come tale non può fare a meno di schierarsi dalla parte degli studenti, a prescindere dal Governo in carica. Il fatto che, in questo momento ci sia un Governo che in qualche modo può essere ricondotto a noi, ci spinge ancora di più a combattere ogni giorno per ottenere quello per cui ci siamo battuti in tutti questi anni.
Il decreto 180 ne è una dimostrazione, infatti per le Università più virtuose sono previsti meno tagli, più assunzioni e agevolazioni rispetto alle Università "sprecone". Mi sembra che questo contenga uno dei principi per cui da sempre ci battiamo: il merito.
Tra l'altro auspichiamo che la maggioranza sostenuta oltre a rivedere i “tagli” per l’anno accademico 2010/2011, si impegni in maniera concreta per rivoluzionare l’Università. In caso contrario saremo i primi a scendere in piazza a manifestare. Come anticipato, il Decreto 180 approvato il 6 novembre dal CDM è un buon viatico, ma non basta.
4 - L'organizzazione di cui fa parte è da sempre in contrasto con il Collettivo e con Unione degli Studenti e viceversa: in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, non sarebbe meglio accantonare ognuno le proprie ideologie e cercare di difendere insieme i diritti di tutti gli studenti?
Certamente, perchè come già detto Azione Universitaria si schiera sempre dalla parte degli studenti per la difesa dei loro diritti. Solo che i giovani di Sinistra dicono di non essere strumentalizzati, si riempiono la bocca di parole come “libero pensiero”, “autonomia”, “futuro”, ma abbiamo visti tutti i Rettori alla guida dei cortei così come i leader sindacali ed i segretari di partito.
Il giochetto della protesta popolare, seppure organizzato alla perfezione con giocolieri, palloni, treni speciali e addirittura bambini di 6 anni, non convince affatto: noi non dimentichiamo il Luglio del 2007, quando Mussi e Padoa Schioppa tagliavano allegramente il FFO e davano il permesso ai Rettori di alzare le tasse universitarie nell’indifferenza di questi signori che oggi si strappano vesti, capelli e chissà cos’altro.
Allora siamo stati i soli a protestare occupando il Ministero, e non le Università come accade oggi. Quello che i giovani chiedono è una rivoluzione culturale che restituisca responsabilità e dignità all’accademia ed ai soggetti che ne fanno parte e che porti la fresca novità del merito ad investire parimenti docenti e studenti. Per una volta chiediamo di avere quel coraggio indispensabile per scardinare il muro che il sistema ha eretto a propria difesa , quel coraggio che unicamente potrà condurci alla costruzione di una Università nuova partendo per dare il buon esempio dai pochi Baroni amici.
Per anni ci siamo battuti per far emergere gli sprechi quando nessuno ne parlava, ora che sono sotto gli occhi di tutti ci aspettiamo che il Ministro intervenga celermente per eliminarli analizzando uno ad uno i bilanci degli Atenei. Nel futuro del nostro Paese siano “edificate” più Universitas e meno Atenei, lo studente sia messo nelle condizioni di formarsi in centri di eccellenza e sia migliorato il sistema della mobilità interna ed internazionale, si chiudano i troppi centri inutili che sottraggono risorse all’intero sistema.
La credibilità dell’Onda “anomala”, semmai sia mai esistita, si è spenta quando, tra gli studenti, si sono smascherati i veri capo popolo: baroni e sindacati scesi direttamente in battaglia per difendere i loro privilegi. Chiediamo al Governo di vincerla questa battaglia e di parificare i Professori agli altri dipendenti dello Stato obbligandoli a timbrare il cartellino per le ore di lezione e di ricevimento, perché mai più uno studente debba trovare l’aula vuota e mai più giovani talenti debbano perdere il loro tempo per svolgere sotto ricatto i doveri di un docente.
Intervista di Valentina Verdini
[Mediapolitika.com]









