Intervento dello studente Gian Luca Bianchi di ?Azione Universitaria? - Tor Vergata al dibattito svoltosi durante il Convegno della C.R.U.I. nel giorno 1 aprile 1998
La riforma universitaria, prevista nella bozza Martinotti, si pone l?obiettivo di avvicinare il mondo Accademico italiano a quello Europeo. Nel far ciò rilancia l?autonomia amministrativa e didattica degli Atenei, cui unisce un ampliamento dell?autonomia finanziaria. Tale autonomia finanziaria è da noi considerata fonte di profondi disagi e non di benefici per la comunità, che già paga pesanti tasse, e non può quindi sopportare l?ennesimo ricatto da questo governo teoricamente legato alla Socialdemocrazia, ma con la quale non ha nulla da spartire. Inoltre, l?autonomia finanziaria sospingerebbe ulteriormente l?ingresso dei privati nel sistema universitario, cui siamo favorevoli nell?ambito della ricerca, ma non accettiamo influenze nella formazione; infatti, tale circostanza costringerebbe gli studenti a subire le pressioni di coloro che, finanziando la ricerca, pretenderanno come ritorno la specializzazione degli stessi in settori ben limitati e che coprono interessi spesso solo locali. A favore di questa intromissione nella formazione, rileviamo l?introduzione della ?flessibilità curriculare? nelle Facoltà che dà la possibilità di accendere o sospendere un corso quando si reputa economicamente conveniente.
Lo studente risulterebbe quindi preparato solo ed esclusivamente per il mondo del lavoro, abbandonando così la tradizione italiana della formazione culturale e metodologica che ha fatto delle figure professionali italiane tra le più qualificate.
La Cultura è da noi considerata un valore e non un prodotto del mercato.
Poiché la riforma è indirizzata nel senso di una ?privatizzazione? del sistema universitario, si può anche intravedere la chiusura di molte Facoltà non apportatrici di reddito o di ricchezza, tranne i casi in cui i singoli Atenei troveranno convenienza a sostenere lo sviluppo, o anche solo la presenza, di corsi Umanistici al fine di mantenere una qualche forma di prestigio
Il punto fondamentale della nostra contestazione è il ?CONTRATTO? che, al di là di tutte le parole e le buone intenzioni di rendere l?Università più trasparente, non rappresenta altro che un vincolo che lo studente deve rispettare, accettando l?offerta formativa, senza avere forza alcuna per impugnare o recedere dal contratto stesso e far valere i propri diritti di fronte al mastodontico mondo Accademico. Il contratto è quindi una forma di accordo unilaterale e non bilaterale, come supposto dalla Bozza Martinotti, che comporterà una evidente sottomissione dello studente al sistema Universitario, non potendo interagire in alcun modo con lo stesso, poiché le pressioni del mondo Accademico e dell?ancor più forte mondo economico privato non consentiranno a tutti di sviluppare liberamente una propria conoscenza, una formazione che sia al di sopra del sistema economico dominante: conseguentemente sottolineiamo che non c?è libertà di scelta da parte degli studenti, che risultano parte ?debole? del contratto.
Inoltre, ci chiediamo come si può firmare un contratto a 18 anni, quale maturità si ha? Come è possibile stabilire un termine degli studi, di un percorso formativo di cui non si ha alcuna conoscenza? Decisioni di tale portata non possono essere prese senza cognizione di causa.
Il discorso della penalità economica per chi non rispetta il contratto pone una seria questione morale. Dove è finito il diritto allo studio? Diritto universalmente sancito indipendentemente dalle condizioni economiche o posizione sociale. E la democrazia?
Ed ancora, come una famiglia può decidere quali penalità sostenere all?atto dell?iscrizione di un figlio o di una figlia all?università E? naturale la tendenza a firmare un contratto senza penalità con la consapevolezza o forse la speranza che il figlio chiuderà gli studi nei tempi previsti. E se gli studi non fossero ultimati nei tempi previsti? E nel caso fosse l?Università ad essere inadempiente e a non fornire un adeguato servizio?
Il contratto inoltre prevede l?opzione di scelta tra l?iscrizione come studente Part-Time o come studente Full-Time. La naturale conseguenza è che si creeranno, con il sistema previsto dalla bozza Martinotti, delle valutazioni di privilegio per i secondi, che otterranno anche un più accurato grado di preparazione, andando ancora una volta contro quei principi di uguaglianza sanciti nel diritto allo studio.
Tale proposta sottolinea la remora dello Stato nei confronti dei laureati fuori corso, che oggi sono la grande maggioranza o meglio la quasi totalità degli iscritti, e che per questo non possono essere bistrattati ma andrebbero analizzate a fondo le motivazioni che portano gli studenti nello ?status? di fuori-corso: quali la complessità del percorso degli studi, la carenza dei laboratori, biblioteche, aule di studio e di strutture a favore di coloro che hanno minori possibilità economiche, la scarsa preparazione e disponibilità di parte dei docenti.
E? comunque doveroso sottolineare che non tutti coloro che concludono gli studi ?in corso? siano necessariamente più preparati o più intelligenti degli altri: numerosi, infatti, sono i fattori che possono influire nei vari momenti della storia universitaria di uno studente.
Tornando a parlare di autonomia, affermiamo che essa significa autodeterminazione delle singole sedi universitarie: autonomia amministrativa e didattica, in particolare.
La proposta ministeriale ha avviato la discussione: il mondo universitario diviene propositivo, non più destinatario di direttive dall?alto.
Gli studenti sono naturalmente interessati a portare il loro contributo diretto alla discussione tuttora in corso in tutti gli Atenei d?Italia. A tale riguardo:
? Non accettiamo che la riforma della didattica sia calata dall?alto: c?è una chiara volontà di livellare la preparazione culturale, nascondendola dietro un processo di Europeizzazione per rendere competitivo lo studente italiano con gli altri studenti della Comunità Europea.
Noi vogliamo qualità e cultura, non uno studente da ?gettare? nel mondo del lavoro.
? La costituzione dei Diplomi di Laurea può essere decisa solo a livello di Atenei e Facoltà, non per un?idea ministeriale. Questa è vera autonomia.
Il Ministero e il Parlamento dovranno semmai occuparsi di legiferare, riconoscendo i titoli di studio proposti dalle Facoltà e dando a Laureati e Diplomati la giusta collocazione nella P.A..
? Inoltre autonomia didattica significa cancellare i vincoli che obbligano i Corsi di Laurea ad impartire un certo tipo di lezioni per qualificare lo studente. Libertà di scelta degli insegnamenti è vera autonomia.
Il Ministero deve intervenire solo in quei casi in cui si può riscontrare che gli insegnamenti siano imposti per la presenza delle lobby disciplinari o economiche che influenzano negativamente il percorso didattico.
? Le discussioni sull?autonomia devono essere sempre accompagnate dal giudizio degli studenti. Questa è la soluzione per risolvere molti dei dubbi che la stessa Bozza Martinotti solleva riguardo all?attuale sistema universitario: illegalità tollerate, malcostume nei concorsi per ricercatori e docenti?.
Per tutti i motivi sopra menzionati, siamo contrari fermamente a questo progetto di riforma, rivendicando il diritto di partecipare su un piano paritetico al dibattito che si terrà, sia in questo convegno, sia in sede ministeriale, sia nelle singole sedi universitarie.
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