Un Governo che si reggeva su una salda maggioranza all’indomani delle elezioni del 2008 e che ora, pur avendo vinto il primo round della battaglia parlamentare, a causa delle scelte Gianfranco Fini - e di qualche “falco” che gli ruota attorno - risulta essere entrato in stato di sofferenza per la manciata di voti che lo tengono in vita. La scelta di passare all’opposizione, seppur ancora indecifrabile, trova alcuni segnali nel recente percorso dell’ex capo della destra italiana.
Il progressivo allontanamento da Fini dei giovani e dei tantissimi militanti è partito in tempi lontani, ovvero come si suol dire “in tempi non sospetti”, quando lanciò pubblicamente alcune esternazioni incoerenti ed indirizzi politici che mostravano un cambiamento netto delle proprie posizioni (che non ci appartenevano e non ci appartengono tutt’oggi) e che cercavano di trascinare la Destra politica italiana fuori dal proprio recinto naturale per spingerla verso una sorta di limbo, un po’ troppo radicale, un po’ troppo laicista.
Ci lasciò attoniti, quando, senza alcun dibattito interno, annunciò le sue nuove posizioni sulla cittadinanza agli extracomunitari e sul diritto di voto agli immigrati, quando disse di non voler più contrastare il reato di immigrazione clandestina che egli stesso aveva proposto, quando improvvisamente lanciò l'idea di insegnare il Corano nelle scuole, quando avversò la legge per la regolazione della fecondazione assistita, quando raccontò di alcuni suoi trascorsi per svilire i contenuti della normativa anti-droga da lui fatta approvare, quando si pose in più occasioni contro la Vita che difendiamo dal concepimento all’epilogo in coerenza con i più sinceri sentimenti della tradizione cattolica, quando affermò di essere un ateo dopo essersi battuto per l’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. E ci ha lasciato allibiti - ma non troppo - la sua rivalutazione del ’68 e la sua improvvisa campagna per l’etica e la coerenza in politica, dopo aver governato AN da monarca assoluto, senza un reale dibattito democratico e confronto interno. Quindi, le posizioni di Fini, che possono considerarsi il manifesto dei “futuristi” (che nulla hanno a che vedere con gli eccentrici ed eccellenti artisti della prima metà del ‘900), si sono allontanate dalle linee e dai valori tradizionali del Centro-Destra italiano.
Allora, qualcuno per ragioni tattiche può aver scelto di seguirlo o di allearsi con lui, magari anche solo per cambiare il tanto criticato sistema elettorale. Ma seppur consideriamo utile un cambio della legge elettorale, con un ritorno al sistema delle preferenze - anche per superare i fenomeni della dilagante gerontocrazia, del troppo spinto nepostimo e della partitocrazia vecchio stampo, nemici più degli altri degli interessi dei giovani - avremmo preferito vedere compiuto prima il disegno di un’Italia Presidenzialista (che però sembra sia stato dimenticato da Fini) per permettere ai cittadini di decidere chi li deve governare.
Caro ex presidente, è chiaro non sei proprio riuscito a convincerci a supportare le tue nuove linee e strategie politiche, poiché non sono condivisibili per tutti coloro che credono e lottano ogni giorno in nome dei valori più tradizionali della Destra italiana. Sembra proprio che stai combattendo un’inutile battaglia personale, dannosa per te e per tutto il Paese. Rispetto alle validità delle tue scelte, rimettiamo ai posteri l'ardua sentenza.
Gian Luca Bianchi
Coordinatore di Generazione Protagonista Circoli della Giovane Italia e di Azione Universitaria









