Articoli e recensioni • 06 June 2007

Giovani caduti negli Anni di Piombo: commemorarli in modo condiviso (06/2007)

I giovani caduti per l'idea negli Anni di Piombo: commemorarli in modo condiviso, guardando al futuro Gli Anni di Piombo hanno rappresentato, dal punto di vista ideologico e politico, il periodo senza dubbio più buio e nefasto della storia della Repubblicana italiana. Ad un quarto di secolo di distanza, risulta ancora difficile comprendere il perché di molte avventate azioni o di tanti folli gesti che alcuni vollero far sembrare come le fasi di una giusta ed epocale battaglia contro il “sistema” e come una dimostrazione di aperta opposizione al conformismo dominante ed alle regole vigenti. C’era un malessere sociale diffuso (l’humus adatto) e c’era stato quel ’68 che fece sognare un’intera generazione di giovani di tutto il mondo, cambiandone radicalmente il modo di pensare e di essere: gli anni ’70 hanno rappresentato uno spartiacque tra il vecchio Paese post-bellico, agricolo ed operaio, e la nuova Italia del dopo boom economico che andava imborghesendosi con i dollari degli USA e con l’avvento del progresso tecnologico diffuso. Il terrorismo fu inequivocabilmente un’appendice malata che si sviluppò in un mondo che stava correndo troppo velocemente rispetto alle capacità di adattamento complessivo della società: alcune parti reagirono male, generando un vero e proprio tumore sociale. Il terrorismo degli Anni di Piombo non nacque dal nulla, né si tramutò in una piaga sociale da un giorno all’altro, ma fu il triste risultato di una lunga e sofferta escalation di violenza e di vendette, fatta al principio di eventi isolati e scollegati fra loro, ai quali non si volle o non si riuscì a mettere rapidamente la parola fine. L’incapacità di reagire generò dei frutti ancora più acerbi: il terrorismo si trasformò in una strategia articolata e complessa, che fu caratterizzata da una lunga sequenza di episodi mirati e drammatici. In un clima di generale esaltazione e di una strenua difesa dei propri ideali, dei propri colori e della “propria gente”, scaturirono l’odio accecante verso il “nemico”, la malsana voglia di combattere come immersi in un’immaginaria fangosa trincea, l’agghiacciante modo di farsi giustizia da sé (vedi i pamphlet di “Lotta Continua” e “Potere operaio”). Per i militanti di Destra, il periodo degli Anni di Piombo fu assai difficile e pericoloso. Dal lancio di una bottiglia durante un comizio di piazza ad una zuffa sul lungomare di Salerno dove spuntò un coltello, dalle sprangate per l’affissione di un manifesto alle botte per uno sguardo di troppo, si arrivò ad un surreale clima di tensione ed alle inutili stragi premeditate di Primavalle e Acca Larentia. Era tornato - in tutta la sua asprezza - il clima della fratricida guerra civile. Molti giovani sono caduti per le proprie idee: è oggi venuto il momento di commemorarli in modo condiviso e di dargli un posto adeguato nella memoria del Paese, anche attraverso il riconoscimento di tutte le responsabilità connesse agli efferati delitti. Purtroppo, ancora oggi, molto tristemente, alcuni “talebani” provano a dare più importanza e più risalto alle morti dei “rossi” rispetto a quelle dei “neri”, dimenticandosi chiaramente che non possono esistere caduti di serie A e di serie B e che le vittime degli agguati e delle stragi terroristiche devono essere tutte ugualmente compiante da una nazione civile e veramente democratica. Strade, piazze, giardini ed, addirittura, stanze dei palazzi del potere repubblicano sono state intitolate ai più svariati caduti nel nome della “falce e martello”, mentre i loro avversari assassinati vengono tuttora demonizzati da alcuni o sono tristemente piombati nel silenzio e nell’oblio da parte delle istituzioni e dell’informazione (sostanzialmente schierata a sinistra). Solo la buona e ferma volontà di alcuni (troppo pochi) ha permesso di dedicare qualche strada ai giovani caduti di Destra e, normalmente, la loro memoria si tramanda grazie agli autori di libri e della cosiddetta musica alternativa, che, come ai tempi degli aedi e dei cantori dell’antica Grecia, hanno permesso di non dimenticarli e di celebrare il loro estremo sacrificio come martiri della politica italiana. Sfortunatamente, ancora oggi, per lo più, la voglia di giustizia, la commemorazione e l’importanza della testimonianza restano appannaggio esclusivo di tutti quei militanti di Destra che sono gli unici veri custodi del ricordo e delle storie di tutti i “cuori neri” caduti. In ogni caso, bisogna fare di più per restituire a loro il giusto posto nella memoria degli italiani. Sono, infatti, ormai passati molti anni e la stagione degli anni di Piombo può essere finalmente riportata ad una dimensione storica. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria anche una svolta definitiva nel linguaggio e negli atteggiamenti della giovane Destra, superando la logica dello scontro tout-court e staccando quel “cordone ombelicale” che ci lega a delle ritualità pubbliche temporalmente “scadute”, che sembrano degli assurdi fanatismi agli occhi delle persone estranee alla nostra cultura e alla nostra storia. Così si riuscirà a convincere le istituzioni a cercare le responsabilità storico-politiche e a fare un passo avanti verso la costruzione di una memoria condivisa. Così i militanti di Destra dimostreranno, sempre più, di fare scelte di rinnovamento, di saper guardare al futuro e di lavorare positivamente per esso, senza mai dimenticare la propria storia e le proprie tradizioni che potranno essere più facilmente diffuse nella società e nella cultura italiana. Il tempo dell’odio e della rabbia è terminato e non vogliamo vedere mai più violenza e mani sporche di sangue, mai più seminar piombo, mai più tante vite spezzate. La nuova Destra è fondata sulla creatività, sulla forza delle idee e della cultura e ha voglia di contribuire ad un reale miglioramento della nostra Patria.

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