La partecipazione alla vita politica e la disaffezione dei cittadini (02/2007)
Viaggiando sui mezzi di trasporto pubblici della città di Roma - oltre ai ben noti disagi - si ha la possibilità di conoscere il cosiddetto “sentire comune”. In questi giorni, lo spunto prevalente è stata la recente ed ennesima crisi del Governo di Centro-Sinistra che, nelle ragioni specifiche, resta per lo più oscura ai non addetti ai lavori. Per molti è, infatti, incomprensibile il perché di una così grave “crisi politica” a meno di un anno dalle elezioni (anche se è noto che il Governo Prodi si basa su una maggioranza non proprio coesa).
Ma un effetto sull’immaginario popolare si sta nuovamente materializzando, visto che sta crescendo e si sta manifestando la disaffezione dei cittadini verso la politica. Una disaffezione che ha ragioni diverse ed antiche e che si sta accentuando, al di là delle varie contingenze politiche, per il cinismo e per l’egoismo imperanti. Le democrazie si stanno trasformando: minoranze elitarie governano su maggioranze silenziose (e colpevoli di non impegnarsi seriamente).
È necessario ricordarsi che la politica nella sua accezione originaria è puro interesse “alla cosa pubblica”: questo deve restare. Ovviamente non tutti siamo chiamati a scendere in politica nel senso stretto, ma possiamo recuperare il senso di partecipazione per essere propositivi e costruttivi nelle piccole e grandi realtà quotidiane: assemblee condominiali, organismi circoscrizionali, rappresentanze sindacali, nonché associazionismo di volontariato, promozione sociale, culturale e sportivo. Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo sicuramente modificare e migliorare la realtà che ci riguarda, quella più vicina a noi, che - seppur piccola – è parte di una più grande civiltà di cui dobbiamo difendere valori ed interessi.
Da un lato, mi piace rimarcare che la rappresentanza non è deroga delle responsabilità personali e, dall’altro, che non è possibile condividere ed accettare i costanti atteggiamenti di incoerenza del Centro-Sinistra, un mix tra il moderatismo dei riformisti (laici e cattolici) e la ribellione al fantomatico “sistema” da parte della Sinistra radicale.









