Articoli e recensioni • 30 May 2006

La fine del padrino (05/2006)

Martedì 12 aprile, è stato catturato in un casolare vicino a Corleone, il capo supremo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Il boss era ricercato da 50 anni, e ad incastrarlo sembra essere stato il pacco di biancheria portatogli dal pastore Giovanni Marino che aveva il compito di portare vestiti e cibo al boss. Il così detto ?fantasma? dopo 43 anni di latitanza è stato catturato, senza opporre resistenza. Bernardo Provenzano nonostante la sua età, 73 anni, ha dimostrato durante la sua latitanza, una forte abilità nel comunicare ai suoi ?picciotti? i compiti da svolgere, attraverso dei ?pizzini?, messaggi scritti in codice, evitando così per tutto questo tempo, di essere intercettato. Il latitante ha iniziato la sua lunga carriera, al fianco di Totò Riina, diventando l?uomo più fidato del boss Luciano Liggio, il capo di Cosa Nostra. Sale al comando soltanto negli anni ?80, dopo avere eliminato i suoi rivali e dal ?63, con l?uccisione di Streva, Pomilla e Piraino, inizia la sua ?grande fuga?. La cosa che più ha sorpreso gli inquirenti e poliziotti è che il Capo della mafia è stato trovato in condizioni non di lusso e in un casolare dove c?erano ben 5 bibbie, e una pentola dove l?uomo stava cocendo della cicoria. La folla a Palermo, ha accolto Bernardo Provenzano urlando ?bastardo, bastardo!? ringraziando con un applauso del tutto meritato, la polizia che scortava il boss nella sede della Squadra Mobile di Palermo. Purtroppo c?è anche qualcuno che ha visto questo evento, importante per la nostra Nazione, come un ?favoreggiamento politico? per le elezioni che erano poi terminate già da 2 giorni. Non tutti forse sanno però che il boss dei boss prima di essere catturato, è stato controllato per giorni, studiandone tutti i movimenti, compresi quelli di chi lo aiutava dall?esterno, ricostruendo così la ?rete di protezione?ed evitare di far saltare un?indagine con notizie incerte. Mentre l?Italia andava al voto, alcuni uomini lavoravano per noi. Quindi,Grazie a quelle persone perché, finalmente una delle vere giustizie è stata fatta. Valentina Pochesci

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