Alberto Sordi: il portavoce della romanità
Il 25 Febbraio scorso ricorreva l?anniversario della morte dell?Albertone nazionale. Una definizione che inserisce di diritto il grande attore nella pagina dedicata alle tradizioni. Attraverso i ruoli da lui interpretati è infatti possibile ricordare fatti, usanze antiche, leggende popolari tramandate di generazione in generazione che contraddistinguono il popolo romano. Tutto questo è stato possibile perché Alberto Sordi, nonostante l?enorme successo raggiunto, è rimasto sempre quello che era, il romano doc, quello della gente, del popolo che attraverso il suo lavoro voleva trasmettere a più persone possibili il significato di quel forte sentimento che accomuna tutti gli abitanti della Città immortale: la romanità. Per un romano qualunque è difficile riuscire ad esprimere quello che si prova sapendo di vivere nella città più amata e allo stesso tempo odiata del mondo, ma lui c?è riuscito attraverso le sue battute, le sue canzoni, il suo umorismo e la sua risata. A buon diritto, Sordi è stato il portavoce della romanità nel cinema e non solo. E? riuscito a far innamorare tutta Italia: la sua forza era di essere schietto, sincero e di parlare il linguaggio del popolo. Di quel popolo che lui amava e di cui si sentiva parte. E? uno che ha anche stravolto le regole del cinema e dei buoni comportamenti, ma come lui stesso diceva ??a me me piace anna? controcorrente? e qualcuno è stato anche capace di criticarlo, ma lui non si è piegato e ha continuato per la sua strada rispondendo ?mi dispiace ma io so? io e voi non siete un??
Daniele Verdecchia









