Articoli e recensioni • 11 June 2005

Nucleare? Innocente! (11/2004)

Una difesa ad oltranza dell'energia nucleare
Dal dopoguerra ad oggi i paesi dell?Europa hanno registrato, seppure a ritmo diverso, continui e notevoli incrementi dei consumi d?energia. L?impossibilità di farvi fronte, intensificando lo sfruttamento delle fonti tradizionali a disposizione, ha posto il problema del reperimento di nuove sorgenti, per la produzione d?energia in quantità sempre maggiori. Sono così stati utilizzati dapprima gli idrocarburi e, successivamente, i combustibili nucleari. Proprio questi ultimi, favoriti dalla crisi petrolifera ed in generale dalla preoccupazione per l?esaurimento delle fonti energetiche, sono stati gli elementi fondamentali di una rivoluzione industriale che ha portato allo sviluppo delle centrali nucleari in Italia e nel mondo. La domanda che quindi ognuno di noi si pone, di fronte al proliferare di tali centrali, è se la loro presenza possa costituire un pericolo per la vita, se le radiazioni provenienti da esse siano efficacemente controllate, e se tali centrali siano veramente delle fonti insostenibili d?inquinamento. Si sostiene che le centrali nucleari non siano convenienti, perché i costi di costruzione per ottenere impianti molto sicuri sono elevatissimi; inoltre vengono ritenute non ?pulite?, infatti provocano un certo inquinamento termico innalzando la temperatura dell?acqua usata per il raffreddamento, scaricata poi nei corsi d?acqua, ed emettono una certa quantità di radionuclidi che vanno a sommarsi alle sorgenti di radioattività naturali alle quali siamo in ogni caso soggetti. C?è poi il problema delle scorie radioattive, questione di non semplice soluzione: infatti la sicurezza delle scorie è difficile da mantenere sia per quanto riguarda il pericolo di sabotaggi, sia per quanto riguarda la scelta di un sito geologicamente stabile, mentre i costi per il riprocessamento sono elevati. Le argomentazioni portate da chi sostiene la causa di tale fonte energetica in Italia sono varie: prima fra tutte è quella che afferma che il nostro paese dipende in larga parte dalle importazioni di petrolio, carbone e gas naturale, quindi il nucleare garantirebbe una maggiore indipendenza energetica e una scorta di combustibile sufficiente per circa quattro anni (oggi le scorte petrolifere ci rendono autonomi per soli tre mesi), senza contare che produrre energia con le centrali nucleari converrebbe per gli alti costi del petrolio. Infatti, la disintegrazione di tutti i nuclei di 1 kg d?uranio farebbe ottenere grosso modo la stessa energia ricavata dalla combustione di 2500 t di carbone; inoltre 20 gr. di materiale fissile corrispondono alla combustione di 1 t di petrolio. Si sostiene anche che le centrali nucleari inquinino molto meno di quelle a petrolio o a carbone, cosa facilmente riscontrabile osservando le precarie condizioni atmosferiche della città in cui sono presenti tali centrali termoelettriche a combustibile tradizionale: dati alla mano, è innegabile che le emissioni radioattive dei siti nucleari non incidono, come erroneamente si pensa, sulla salute della popolazione locale. Andiamo ad analizzare più in dettaglio il fantomatico ?problema? delle radiazioni, che tanto spesso viene sbandierato (a sproposito) da taluni personaggi. Le emissioni annue di una centrale elettronucleare sono solo una misera percentuale delle radiazioni naturali (raggi cosmici e radiazioni di fondo) che giornalmente colpiscono la popolazione. In fig. 1 è immediatamente possibile apprezzare l?apporto fornito dalle diverse sorgenti radioattive. Per fare un esempio possiamo citare i dati sulle emissioni durante il periodo di pieno esercizio della Centrale Elettronucleare di Latina dell?anno 1985, un anno prima della chiusura a causa del referendum del 1986. Nella due tabelle sono riportate le dosi annue assorbite dai gruppi critici di popolazione nei pressi della Centrale di Latina nell?anno 1985 e nel 1997 (in quell?anno, non essendo più in attività la Centrale, mancano i dati delle emissioni aeriformi). È interessante notare il lieve calo della radioattività misurata, e come questa sia al di sotto della radiazione di fondo della pianura Pontina (sia durante il periodo d?esercizio che in quello di chiusura); inoltre i valori riscontrati durante le analisi sono ai limiti minimi di sensibilità degli strumenti e delle metodiche impiegate. I valori riscontrati dall?esame degli effluenti nel periodo di chiusura della Centrale sono chiaramente riconducibili alla conseguenza del fall-out dovuto all?evento CHERNOBYL, infatti i dati sono compatibili con quelli riscontrati nei punti di ?bianco? e con quelli riportati in letteratura (reti nazionali). Nella pianura padana ad esempio la dose ricevuta da ogni individuo della popolazione in conseguenza dell'esposizione al fondo naturale è di circa 1.3 mSv/anno. Per facilitare la comprensione dei numeri indicati precedentemente, di seguito sono riportati alcuni esempi di effetti e conseguenze probabili dopo l?assunzione involontaria di differenti dosi e tassi di radiazioni su tutto il corpo: ? 0.05 mSv/anno, una frazione del fondo di radioattività naturale, stabilito come obiettivo per il massimo di radiazione al perimetro di una centrale elettronucleare. In realtà, la dose reale è molto minore. ? 0.9 mSv/anno corrisponde ai tassi di dose da sorgenti artificiali di radiazione, per lo più per usi medici. ? 2 mSv/anno (circa) è il fondo normale di radiazione da sorgenti naturali, inclusa una media 0.7 mSv/anno per il radon nell'aria. ? 3 mSv/anno (circa) è il fondo normale di radiazione da sorgenti naturali in Nord America, inclusa una media di quasi 2 mSv/anno per il radon nell'aria. ? 3-5 mSv/anno è la tipica dose (al di sopra del fondo) ricevuta dai minatori dell'uranio in Australia e Canada. ? 10 mSv/anno è all'incirca la massima dose attualmente ricevuta dai minatori australiani dell'uranio. ? 50 mSv/anno è, prudenzialmente, la dose minima per cui ci sia una qualche evidenza d?effetto cancerogeno. Essa corrisponde anche alla dose assunta per il fondo naturale in varie località. ? 1,000 mSv (1 S) in breve tempo causa malattia (temporanea) caratterizzata da nausea e diminuzione di globuli bianchi, ma non è letale. ? 10,000 mSv (10 Sieverts) di dose, in breve tempo causa malattia immediata e successivo decesso entro poche settimane. Per quanto riguarda il numero di morti verificatesi in seguito all?incidente nella Centrale ucraina, le relazioni ufficiali dell?Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) hanno indicato ("One decade after Chernobyl", IAEA, Aprile 1996), oltre alle 31 morti immediate, solo altri 14 casi, più 3 degli 800 bambini ricoverati negli ospedali per problemi alla tiroide. Secondo uno studio dell?Istituto svizzero Paul Sherrer, gli incidenti avvenuti in campo energetico nel periodo 1969-1986 hanno provocato, a fronte dei 48 morti di Chernobyl, ben 18.000 morti, di cui oltre un terzo dovuto al petrolio e gli altri due terzi ad energia idraulica, carbone e gas. A questo punto spero che dall?altra parte dello schermo ci siano lettori costernati per l?errore commesso al referendum del 1986, quando l?Italia venne privata di un validissimo strumento energetico, o lettori più giovani, che sognano Springfield e bollette meno care. Il dubbio dovrebbe quanto meno insinuarsi in voi e portarvi a riflettere su quanto mass-media e personaggi poco obiettivi ci hanno propinato finora. Nel lasciarvi però non posso fare a meno di mettervi in guardia su altro nemico pronto ad insidiarvi: la doccia! Eh sì, avete proprio capito bene! Pensavate di essere al sicuro tra le quattro mura di casa vostra, invece il radon che sgorga dai vostri rubinetti non vi darà pace neanche nei momenti di meritato relax. Ma attenti a non far giungere questa voce all?orecchio di qualche scapestrato giornalista che potrebbe far credere agli italiani che l?unica salvezza è non lavarsi ed indossare 24 ore su 24 una tuta NBC.
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