Articoli e recensioni • 07 January 2004

La proprietà privata in Cina: cos'è rimasto del Comunismo? (01/2004)

Oggi la Cina, menzionata continuamente come fenomeno economico mondiale, si spinge sempre più verso un'economia di mercato abbandonando la vecchia pianificazione. Ma cosa succede? Che questo emendamento sia il primo passo verso uno sgretolamento del comunismo cinese? "La proprietà privata acquisita legalmente non potrà essere violata" così recita l'emendamento costituzionale che dovrà portare tale proprietà sullo stesso piano di quella pubblica. Questo passo verso il sistema di produzione capitalista smaschera la doppia anima cinese, che si erge come uno degli ultimi baluardi del comunismo, ma che si poggia su una economia basata sull'iniziativa privata, che sfrutta il mondo del lavoro sommerso.Per risalire all'origine di tale incongruenza basta fare un salto nel passato. Infatti la Cina grazie alla politica delle "porte aperte", risalente a venti anni fa, si è mossa verso la modernizzazione con l'incentivazione dell'industria privata e dell'apertura degli scambi con l'estero. Ma come poteva svolgersi normalmente una tale attività privata in mancanza persino di un codice di diritto privato? E i comunisti, attenti alle uguaglianze sociali, dove nascondevano lo sfruttamento della manodopera? Non è quindi la Cina comunista il fenomeno economico di cui tanto si parla quotidianamente, ma bensì è l'iniziativa privata che aggredendo la manodopera non protetta, in mancanza di leggi, offre prodotti a basso costo, competitivi sul mercato mondiale, e porta benessere. Ma a chi? Sicuramente a uno Stato complice della situazione. E al "Popolo"? Al popolo, purtroppo, diamo una frase di Cèline "il comunismo più che le ricchezze divide le sofferenze". Oggi, visto il grande passo, ci aspettiamo che la Cina, oltre alla "rivoluzione" della proprietà privata, si dedichi anche a dare maggiore trasparenza all'attività imprenditoriale e a tutelare maggiormente i lavoratori e a trasformarsi istituzionalmente abbandonando la sigla comunista, al meno nel rispetto di Mao!

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