Cacciare Lusi non è atto di responsabilità, ma di omertà. Mandarlo via sic et sempliciter non aiuta la trasparenza ma, di fatto, è un modo per insabbiare tante brutte verità che risultano scomode per i partiti. Perchè, come possono sparire 13 milioni di euro senza che un movimento o l’entourage che lo amministra se ne renda conto? Capite che non stiamo parlando di bruscolini, ma di euro, tanti, tantissimi euro. Chiedete ad un padre di famiglia con un budget di 1,500,00 euro, se rimarrebbe impassibile di fronte al dissolversi di più della metà dei soldi a disposizione per tirare avanti il nucleo familiare.
Di qui il punto di partenza dell’analisi: se i soldi servono, e spariscono, li andiamo a cercare come Diogene cercava la verità, col lanternino in pieno giorno. Di seguito i nodi che dalla pentola scoperchiata sono venuti al pettine, in un momento in cui l’Italia, in piena crisi politica, culturale, identitaria e poi anche economica, ne aveva maggiore bisogno. Dal fondo di questa pentola è possibile quindi partire per chiedere ai tecnici decretazioni importantissime. Lo stato maggiore della Margherita, che per metà è nel PD e per l’altra metà, leader compreso, è nell’API, non poteva non sapere dello storno di questi milioni di euro dal finanziamento pubblico al partito.
La Margherita non esiste più di fatto e continua a ricevere il finanziamento pubblico. Ma, nonostante la superficialità con cui ha gestito i fondi fin’ora erogati, dovrebbe ricevere da Lusi un rimborso di 5 milioni di euro a fronte dei 13 milioni frodati?!? Roba da pazzi, non sarebbe più saggio rendere la cifra, per intero, ai legittimi proprietari, gli italiani? È fondamentale che passi finalmente anche nel Paede il messaggio che chi sbaglia deve pagare e deve pagare tutto, anche i partiti.
Sul tema dei rimborsi elettorali c’è bisogno di una decretazione, è importante che se ne occupi il governo tecnico con il compito di risanare le casse pubbliche. Se aspettiamo che i privilegiati si auto-contengano allora siamo fritti. I tecnici devono dare risposte concrete agli italiani, che per una volta invece di vedersi mettere le mani in tasca, ormai non solo vuote, ma anche bucate, vorrebbero vedere lo stato attingere a pozzi ben più ricchi.
Quando parliamo di costi della politica, e chiediamo a questa di dare un segno di responsabilità, sbagliamo a chiedere il taglio delle indennità, dobbiamo chiedere la rinuncia ai privilegi. Se un cittadino decide di fare imprese, questo avviene a sue spese: è bene che lo faccia anche chi decide di fare politica rinunciando ai fondi pubblici per le campagne elettorali che ormai costano cifre vergognose, e contando sul generoso stipendio da parlamentare.
La battaglia non deve essere sulla riduzione di vitalizi ed indennità ma sul dimezzamento del numero di deputati e senatori. Personalmente sono disposta a pagare la politica, purché questa sia a misura di cittadino, purché questa abbia veramente il polso delle nostre vite, purché questa decida di rinunciare al suo di più, perché diventi di tutti.
Diletta Alessandrelli









