Articoli e recensioni • 09 February 2009

Contro la crociata laicista. Addio Eluana, angelo a cui è stata spezzata una vita! (02/2009)

Ora, "liberati" dal bombardamento mediatico ma, comunque, sopraffatti dal dolore per una condanna a morte annunciata e voluta da molti, si può riflettere su alcuni aspetti dell'intera vicenda della fine di Eluana Englaro, nel pieno rispetto dovuto alla ragazza deceduta e del dolore della sua famiglia. La storia ci confermerà che quello che è accaduto rappresenta un vero e proprio assassinio e chi non lo ha capito, o fa finta di non averlo capito, merita solo commiserazione. Ciò che rimane è lo stupore per uno scontro politico ed ideologico, alimentato da un incommensurabile vuoto legislativo morale ed etico che non consente di affermare il diritto universale ed inalienabile alla vita. Un vuoto che sorprende perché, in 17 anni di alternanza dei governi di diversa matrice politica, non è stato affrontato il problema a livello parlamentare, anche perché viene legato a quello che tutti invocano come “testamento biologico”. Il provvedimento in discussione rappresenta una “formula magica” per introdurre, anche nel nostro Paese, l'eutanasia di Stato, già per altro operante de facto viste le noti tristi vicende di Welby ed Englaro (senza considerare tutte quelle che avvengono in piena clandestinità per medici compiacenti) , ma sarà utile per regolamentare la materia almeno dal punto di vista legislativo per evitare altre iniziative individuali simili ed il manifestarsi di casi che generano un così forte clamore emotivo. Il vero obiettivo dei “laicisti” non è liberare dalle sofferenze i malati terminali, ma cancellare la sofferenza da una società egoista ed egotista, mettendo a tacere tutte quelle comunità umane e sociali - soprattutto cattoliche - che ricordano l’importanza del dolore per la redenzione spirituale e offrono la propria solidarietà attiva ed il proprio sostegno emotivo alle persone inferme e alle loro famiglie. I “laicisti” vogliono “tacitare” la coscienza collettiva del Paese per far fronte all’incapacità della macchina pubblica di dare risposte concrete rispetto alle evidenti esigenze di assistenza medica, psicologica e morale. Questi soggetti si nascondono dietro alcuni slogan facili che celano una mera solidarietà superficiale perché non vogliono realmente e profondamente "sporcarsi le mani" come coloro che affrontano le sofferenze reali della vita. Fra la varietà degli atteggiamenti osservati, il più assurdo risulta quello dell'ipocrisia “ecologista-laicista”, con i Verdi e gli ambientalisti di Sinistra che in nome di una “libertà senza regole” (sostanzialmente anarchica) professano rispetto per tutta la natura e la “madre terra” (guai a chi tocca una piantina o un animaletto), ma poi sono favorevoli all’aborto e all’eutanasia, negando la dignità dell'uomo, rifiutando il senso della vita umana come bene prezioso, cancellando la speranza di una felicità che vada oltre i limiti temporali e fisici della nostra esistenza. Il Grillo Parlante
Addio Eluana, angelo a cui è stata spezzata la vita! (02/2009)
Eluana Englaro è morta. La notizia si è diffusa poco dopo le 20.10 del 9 Febbraio. L’agonia, dovuta all’interruzione di acqua e delle sostanze nutrienti, è durata “solamente” tre giorni, lasciando di stucco una popolazione che ora si scopre rammaricata e triste, quando prima ne gridava a gran voce l’interruzione di quella che reputavano una “non vita”. Poche sono le parole, e sicuramente inutili, che possono essere usate ora, di certo è che una vita si è spenta per la mancata somministrazione di acqua e di cibo (perché di questo si tratta) ad un essere vivente: davvero un qualcosa che deve lasciar sconcertato chi vive, o crede, di vivere in una società civile. La cosa più atroce di tutto quello che è successo è che a stabilirlo non sia stata la persona interessata - e anche in questo caso si potrebbe non essere comunque d’accordo - ma una magistratura che si crede padrona di poter concedere o meno la vita, in base a criteri stabiliti in modo auto-referenziale, quasi fosse detentrice di un sacro diritto. Jean Yves Goffi, filosofo moderno, si è sempre occupato di un tema così dibattuto come quello dell’eutanasia, concettualizzando il principio di “china fatale” ed asserendo che questa “consisterebbe nel fatto che, se si cede su un punto iniziale, tutto rovinerebbe di conseguenza e prevarrebbero gli oltranzisti”, concludendo che “se si accetta in taluni casi di mettere a morte certi malati in fin di vita, assai sofferenti e abbastanza lucidi da chiedere che li si faccia morire, si finirà col mettere a morte , che lo vogliano o no, tutti gli esseri umani ritenuti indesiderabili”. Nei giorni scorsi molte sono state le manifestazioni per poter salvare questa ragazza, dai ragazzi di Azione Giovani Roma che avevano lasciato delle rose bianche davanti alla sede della corte di Cassazione in Roma, alla fiaccolata organizzata dal Popolo della Vita domenica scorsa (partita da Castel Sant’Angelo fino ad arrivare alla basilica di San Pietro), senza dimenticare le tante associazioni che non hanno mai smesso di presidiare la clinica “la Quiete” (nome strano e alquanto paradossale). Tanta gente ha gridato a gran voce il diritto alla vita e che non si poteva una persona che, ogni giorno, al mattino ha aperto gli occhi e la sera li ha chiusi, che ha avuto spesso crisi di tosse, a cui era tornato il ciclo mestruale e che non ha avuto bisogno di alcun macchinario per poter respirare. Una critica va mossa anche nei confronti del Governo, mossosi all’ultimo per cercare di riparare ad un vuoto legislativo che poteva essere colmato molti mesi fa. L’Esecutivo, trovatosi di colpo a dover affrontare nel giro di pochi giorni un caso così difficile, aveva deciso di ovviare alla questione tramite l’utilizzo del decreto legge, mezzo sicuramente più idoneo per quanto riguarda la tempistica, ma che non permetteva di affrontare il discorso in modo lucido e preciso. Il resto è noto. Il Presidente della Repubblica che ha dichiarato l’incostituzionalità del provvedimento e il Consiglio dei Ministri costretto a cambiare il testo da decreto legge a disegno di legge, rivelatosi poi del tutto inutile, in quanto la ragazza nel frattempo ci ha lasciato. Pensare di poter rimanere indifferenti davanti ad un caso del genere è praticamente impossibile, come è difficile credere che non si possa esprimere un proprio pensiero sull’argomento più generale. Questo evento ha aperto la porta ad un primo principio di eugenesimo, ma speriamo che questo venga arrestato sull’uscio e che l’uomo possa tornare a quelli che sono i principi che hanno contraddistinto una società fondata su millenni di cultura, tradizione e rispetto per la vita. di Matteo Prugnoli
Eluana Englaro: schierati dalla parte della vita! (02/2009)
Eluana Englaro è una giovane ragazza lombarda, nata a Lecco nel 1970, alla quale il destino ha riservato una tragica fatalità. Nel gennaio del 1992, a causa del ghiaccio presente sulla strada, la sua macchina andò a schiantarsi contro un muro della città che le aveva dato i natali e che in quel momento gli si rivoltava contro. Il referto dei medici fu come un macigno sulla famiglia e sugli amici accorsi immediatamente all’ospedale, la diagnosi fu implacabile: coma profondo dovuto ad un trauma cranico e alla contestuale frattura della seconda vertebra celebrale che comportava una probabile paralisi totale del corpo. Alla giovane universitaria furono applicate numerosi terapie mediche e farmacologiche per stimolarne il risveglio, ma, nonostante l’opera di molti luminari, la ragazza non mostrò sintomi di recupero e fu decretato il suo stato vegetativo permanente. Eluana fu accolta dalle suore Misericordine di Lecco, che si sono occupate di lei fino allo scorso 3 febbraio, nutrendola e offrendogli il proprio amore. In questi giorni, Eluana è stata trasferita ad una clinica “la quiete” di Udine perché il TAR ha accolto, a fine gennaio, il ricorso della famiglia Englaro contro la Regione Lombardia, che si era opposta nel concedere le proprie strutture per permettere ad una equipe, formata da quindici volontari, la sospensione dell’idratazione e della nutrizione della paziente in questione. Quello che non tutti sanno è che Eluana non è “attaccata” a nessuna macchina che gli permette di respirare in quanto l’apparato respiratorio è perfettamente funzionante, deglutisce normalmente, non ha bisogno dell’aspiratore per la saliva ed è alimentata tramite un sondino solo per comodità in quanto nei primi tempi erano direttamente i familiari che la imboccavano dandogli dei frullati. Indubbiamente, la scelta del destino di Eluana è un argomento molto spinoso, che divide il popolo e persino gli scienziati ed i medici, ripartiti tra chi ritiene che la ragazza sia sostanzialmente deceduta 17 anni fa e chi crede invece che quello che si sta compiendo è una vera e propria tortura in quanto non si stanno sospendendo delle cure, ma - cosa che se vera sarebbe ancor più grave - si sta ponendo fine alla nutrizione di una persona, diritto inviolabile sancito in tutte le società civili. Anche la Chiesa, tramite il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinale Bagnasco, si è espressa con parole molto dure asserendo che questo “è un momento molto grave e triste per il nostro Paese che vede uno scivolamento, speriamo in maniera non irreversibile, verso una deriva eutanasica, se la vicenda di Eluana Englaro arriverà alla conclusione che si profila. Ma speriamo non accada”. A breve si saprà quale sarà la fine di questa terribile storia, se la ragazza continuerà a vivere o se sarà cessata la somministrazione dei nutrienti. L’unica certezza è che da questa storia qualcuno ne uscirà “sconfitto”: chi da una parte, come il padre, vuole spezzare la vita della figlia perché ritiene che ne abbia una sorta di diritto naturale, auto-nominandosi presunto portavoce delle stessa in base a concetti estrapolati da alcune lettere della ragazza, e chi dall’altra vuole che Eluana continui ad esistere perché crede che questo sia il vero senso della vita, nonostante il dramma individuale. Azione Giovani, come tradizione, si è schierata ancora una volta dalla parte della vita. di Matteo Prugnoli
"Eluana non voleva morire". Lettera aperta di Pietro Crisafulli
La redazione di Tgcom ha ricevuto questa lettera da Pietro Crisafulli (fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto dopo un grave incidente stradale) e ha deciso di pubblicarla integralmente: "Le bugie del padre Beppino" In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico. Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente. Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero. All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità. Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico. In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente. Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...) Questa è pura verità. Tutta la verità. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze. E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet www.salvatorecrisafulli.it Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza. Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo. Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi" Pietro Crisafulli Catania, 04 Febbraio 2009

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