La Patria e l'Altra Storia • 10 February 2008

FOIBE: Celebrazioni Giorno del Ricordo (02/2008)

Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti vivi tra i morti. Perché si risparmiassero le pallottole. Ricordo maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati e uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole, in strada, in chiesa, in casa propria. Cadaveri disseminati senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale d'Italia. Ricordo giovani donne torturate con tenaglie roventi, rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio degli uomini di Tito. Ricordo quei carnefici ancora impuniti, prosciolti dall'accusa di sterminio per aver operato in territorio "extranazionale" o mai neanche processati. Ricordo la disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume, dell'Istria, della Dalmazia. Costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli. Ricordo migliaia di persone scomparse nel nulla che l'Italia, l'Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Ricordo il silenzio degli storici di partito e l'omissione complice della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero. Il 10 febbraio di ogni anno, nel "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano - dalmata e delle vicende del confine orientale" io indosso il fiocco tricolore per tributare il mio riconoscimento a questi Figli d'Italia troppo a lungo dimenticati. Io ricordo. E tu?
Guarda il Video sulle Foibe raccontate da AU (02/08)
Le Foibe. Perché ricordarle è un dovere
Se ne parla poco. La sinistra radicale continua a sostenere che le Foibe sono state una reazione dovuta del popolo nei confronti dei fascisti e dei nazisti, parlano di falso revisionismo storico. In realtà nelle Foibe sono morte oltre ventimila persone, senza distinzioni politiche, razziali ed economiche o di sesso ed età; furono arrestati fascisti ed antifascisti, cattolici ed ebrei, industriali e dipendenti dello Stato. Nonostante si trattasse di persone diametralmente opposte per cultura, politica o religione queste avevano un comune denominatore che le rese vittime dell’odio e della sete di violenza. Questo comune denominatore era l’essere Italiani. Tutto ebbe inizio il 1-05-1944 quando truppe comuniste titine entrarono in Trieste e Gorizia, aiutate dai collaborazionisti italiani, e dalle loro liste di prescrizione, prelevarono, deportarono, infoibarono e detennero in campi di sterminio circa 12.000 Italiani (secondo il Cln). A Zara, entrarono il 30.10.1944 mentre a Fiume e Pola il 3-5-1945. Di foibe ce ne furono tantissime, dalla più conosciuta Foiba di Basovizza a quelle meno conosciute di Scadaicina e Podubbo. Il modus operandi dei comunisti slavi e dei partigiani era sempre lo stesso però… compagno insostituibile della ferocia e della crudeltà. A Basovizza, ad esempio, centinaia di italiani vennero gettati in un abisso profondo 240 mt e vennero ricoperti dalle carcasse di 120 soldati tedeschi morti da settimane e dalle carogne putrefatte di alcuni cavalli. Prima di morire, a taluni vennero strappati, con delle tenaglie roventi, gli orecchi. Altri, rinchiusi in gabbie di ferro, vennero esposti al ludibrio della plebaglia. Nessuna giustizia è stata fatta rispetto a crimini non catalogabili come “di guerra”, in quanto quest’ultima era di fatto finita, ma restano crimini contro l’umanità. Nessun processo. Nessuna pena per i reati commessi dai titini e dai neopacifisti comunisti e partigiani. Ma c’è di più. Giulio Andreotti (Senato della Repubblica - 13/02/2007) ha detto sulla Giornata del Ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, giuliani e dalmati: “Vorrei spiegare - ho vissuto quel periodo e quindi lo conosco direttamente - perché abbiamo coscientemente evitato di fare di quell’argomento un motivo che dividesse. Certamente, eravamo ispirati da due fattori. Innanzitutto, non doveva essere un motivo di polemica interna, perché i comunisti italiani non c’entravano niente; in secondo luogo, vi era il dovere di cercare, quanto più possibile, di instaurare con un Paese vicino, con il quale vi era stato più di un motivo di grandissimo contrasto, un clima di comprensione che guardasse al futuro e non al passato. Ritengo quindi che il silenzio sia stato più che giusto e che siano state molto opportune le parole dette. […] So che la grande maggioranza degli italiani di quelle zone riteneva di dover guardare al futuro e non creare dei solchi che aggravassero ulteriormente la situazione“. Queste frasi lasciano senza parole. Può, per un’Istituzione, essere migliore la menzogna della verità? Può essere giusto che quei morti non abbiano tuttora riconoscimento e giustizia? I valori, gli ideali, il dovere civico NON sono relativi. di Elena Gorgoni
Le celebrazioni a Roma con l'inaugurazione del "Monumento alle Vittime delle Foibe" presso Largo delle Vittime delle Foibe Istriane (Roma, piazzale antistante la fermata Laurentina della Metro B
Le celebrazioni a Brindisi con un simbolico lancio di un mazzo di fiori, dal porto, nel mare per ricordare quei martiri gettati nell'Adriatico dai comunisti di Tito solo per la colpa di essere Italiani
Le celebrazioni a Monte Porzio Catone

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